Sono trascorsi quasi cinquant’anni da quell’estate del 1964: il Cagliari neo promosso in serie A deve adeguare il proprio terreno di gioco alle normative della massima serie che non consente più l’utilizzo del campo in terra battuta. L’erba però non sarà l’unica novità del glorioso stadio “Amsicora”. Glorioso perché oltre che aver visto la prima assoluta nella conquista della seria A nel calcio, l’impianto di Ponte Vittorio  ha già vissuto parecchi titoli nazionali nell’hockey prato e visto disputarsi memorabili scontri tra i protagonisti isolani dell’atletica leggera. Si lavora quindi alla realizzazione del manto erboso trasformando quello che le impietose cronache degli inviati di testate nazionali avevano fin qui definito un “Piazzale da Caserma”, in un terreno di gioco al passo con la nuova ribalta nazionale. Si interviene anche sugli spalti e si rifanno ex-novo gli spogliatoi: questi ultimi vengono realizzati sotto il nuovo settore dei distinti (lato via dei Salinieri) e viene creato il tunnel per l’accesso al campo di gioco a ridosso della porta che da sul canale delle saline. Su questo versante, causa l’esiguità degli spazi, non sarà possibile innalzare quella che sarebbe dovuta essere la Curva Sud il cui spazio, per anni, verrà occupato dal cartellone pubblicitario della FIAT con la scritta “Terra, Mare, Cielo” e che a lungo porterà, i maligni, a sostenere che le grandi dimensioni siano state realizzate per impedire che le non sempre precise pallonate di Gallardo finiscano nel canale retrostante.

La Curva Nord, fino ad allora pressoché inesistente, fu realizzata con tavoloni e tubi innocenti: per anni suonerà la carica della tifoseria che, pestando i piedi sui tavolati, darà il contributo sonoro all’incitamento della squadra. Struttura analoga, ma di dimensioni ben più ridotte, viene realizzata accanto alla tribuna centrale dove si aggiunge, in posizione retrostante, il fungo destinato ad ospitare la cabina radio di “Tutto il calcio minuto per minuto” fino ad allora presente, con i propri cronisti, sulla pista d’atletica a ridosso del campo.

Man mano che i lavori proseguono ed i primi fili d’ erba cominciano a  colorare di verde il campo di gioco, sono sempre più numerosi i Cagliaritani, di tutte le età, che soprattutto negli assolati pomeriggi vanno ad occupare gli spalti fin li realizzati per veder crescere, con i propri occhi, lo stadio rossoblù per la serie A che sta per iniziare. Anche allora si lavorò alacremente, procedendo a tappe forzate, per rendere fruibile l’impianto in tempo utile per la prima casalinga di Campionato: il 27 Settembre contro la Sampdoria, gara valida per la 3° d’andata, avendo giocato in trasferta (a Roma con i giallorossi e a Torino con la Juve) le prime due del torneo.

L’investimento era pubblico e Cagliari Città, con la sua squadra di calcio, fece uscire definitivamente dalla solita cronaca nera legata soprattutto al banditismo, l’intera Sardegna che cominciò ad occupare le prime pagine dei giornali, sportivi e non, per parlare di calcio ma anche di bellezze naturali, cibo, sole, mare ed ospitalità: i vari Brera, Arpino, Mura, Gismondi, Ghirelli e Zanetti celebrarono la Città e l’intera Regione riscattandole da anni di cronache negative.

Tutti questi ricordi tornano alla mente a distanza di quasi 50 anni mentre assistiamo, questa volta a Quartu sul campo di “Is Arenas”, all’inizio dei lavori per la realizzazione del nuovo manto erboso e l’implementazione degli spalti esistenti: meno operai sul campo ma più macchine di movimento terra. Meno novità perché la serie A è di casa, in rossoblù, da ormai tante stagioni ed in quell’ “Amsicora” si è vinto uno scudetto  mentre al “S. Elia” si sono disputate gare di Coppa Campioni e Uefa.

Rimane però immutata l’atmosfera per una nuova sfida realizzativa e l’aria pervasa dallo stesso profumo di allora: quello proveniente dalle zolle umide della terra rimossa.

Profumo d’ “Amsicora” appunto.