Scontro salvezza

Scontro salvezza

Non è di certo l’ultima spiaggia per nessuno, ma una partita molto importante sì. Il Cagliari questa sera contro il Torino cerca i tre punti per rilanciarsi in chiave salvezza, a spese di una diretta concorrente: vincere oggi vorrebbe dire operare il sorpasso e salutare il terz’ultimo posto, ma avrebbe conseguenze ancora più profonde, per aumentare fiducia, morale e consapevolezza. La famosa scintilla della svolta attesa da tempo. Si gioca quindi per portare a casa il massimo ed è un peccato non poter avere il pubblico della Sardegna Arena al proprio fianco: il sostegno dei tifosi sarebbe stato prezioso perché non sarà facile avere ragione dei granata.

TORINO SOLIDO E MATURO
Dall’arrivo in panchina di Davide Nicola, il Torino ha collezionato quattro pareggi consecutivi, sempre conquistati in rimonta, segno di carattere e determinazione. Degno di nota soprattutto il pari di Bergamo, agguantato cancellando uno triplo svantaggio maturato nella prima mezz’ora. Un Torino che conta su un impianto di squadra solido e maturo, impreziosito dal capitano Belotti, centravanti della nazionale e anima della squadra. Il Gallo è forse l’unico elemento imprescindibile, punto di riferimento che incarna il tradizionale spirito combattivo granata. Il Toro può giocare per due risultati su tre e scenderà in campo alla Sardegna Arena fermamente intenzionato a proseguire nella sua striscia positivo.

CONCENTRAZIONE E TECNICA
Al Cagliari spetterà il compito di “fare la partita”: così impone la situazione di classifica. La squadra è apparsa in crescita nelle ultime uscite, al cospetto di avversari obiettivamente superiori come Lazio e Atalanta. Di Francesco si attende un salto di qualità contro una squadra più alla portata, ma bisogna evitare alcune ingenuità che nelle passate settimane sono costate care. Innanzitutto, l’approccio dovrà essere duro, risoluto, coraggioso ma allo stesso tempo attento e coscienzioso, specie nel pacchetto di retroguardia: farsi prendere dall’entusiasmo e sguarnire la difesa sarebbe letale. Poi c’è da fare i conti con quello che ormai è diventato una specie di spauracchio, il finale di gara. Anche qui, la concentrazione dovrà essere massimale sino al fischio conclusivo, la tenuta psicologica di ferro. In mezzo scorre tutta la partita, da interpretare con l'atteggiamento idoneo di chi ha voglia di vincere. Dovrà uscire fuori la fame di chi si sente trattato male dalla classifica, al di là dei propri demeriti, e vuole dimostrare di avere i numeri per scacciare la crisi di risultati. Orgoglio e rabbia, oltre alla qualità tecnica, lucidità nell'ultimo passaggio, cattiveria sotto porta: sembra facile detto così, ma non c'è altra soluzione se si vuole lasciare il tunnel e tornare a vedere la luce.

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