Una storia gloriosa, scritta da personaggi leggendari.
Il Cagliari Calcio è l’orgoglio di tutta una regione, una delle squadre più amate in Italia. Lo scudetto del 1970 ne ha rappresentato l’apice, ma le vicende rossoblù sono da leggere come il romanzo di una vita.
Il bene e il male, la gioia e il dolore: esaltanti vittorie, gol indimenticabili, ma anche amare sconfitte e cadute rovinose, dalle quali però il Cagliari ha sempre saputo risollevarsi. Parentesi memorabili: il secondo posto nel 1969, le semifinali UEFA nel 1994, le insperate salvezze nel 1965, 1991 e 2008, il doppio salto dalla C alla A di fine anni ’80.
È la squadra di Gigi Riva, il più forte cannoniere nella storia del calcio italiano, tuttora bomber principe della Nazionale; del trio uruguayano Francescoli-Herrera-Fonseca; di Gianfranco Zola, il fuoriclasse di Oliena emigrato in Inghilterra e tornato per sospingere la sua squadra del cuore di nuovo in Serie A; di Daniele Conti, leader in campo e fuori, primatista di presenze.
Allenatori epici: "Sandokan" Silvestri, Manlio Scopigno, Gustavo Giagnoni, Claudio Ranieri, Carletto Mazzone, Massimiliano Allegri.
Storie di amore e di orgoglio, di fatica e di sacrificio; l’epopea rossoblù attende il prossimo capitolo.
Il calcio in Italia nasce ufficialmente nel 1893, con la fondazione del Genoa Cricket and Athletic Club. Trent'anni prima gli inglesi avevano codificato le regole del nuovo sport che stanno esportando in tutto il mondo, con crescente successo. Anche in Sardegna, a cominciare dal Nord. Si hanno notizie di partite giocate a Calangianus, alla fine del XIX secolo, tra operai e tecnici inglesi chiamati alla realizzazione di una linea ferroviaria. Sfide che suscitano la curiosità prima e la passione poi dei giovani indigeni. Il seme è gettato. Nel 1903 viene fondata l'Ilva Football Club, due anni più tardi è la volta dell'Olbia.
Naturale che sia Cagliari, col suo porto meta di tanti navi britanniche, a diventare la capitale isolana del "football". La prima vera partita riportata dalle cronache si disputa domenica 27 aprile 1902, tra due gruppi di studenti cagliaritani in Piazza d'Armi.
La seconda si gioca tra una squadra formata dall'equipaggio dell'incrociatore Minerva e una rappresentativa di studenti universitari cagliaritani. Vincono, manco a dirlo, i marinai, più esperti e forti fisicamente, col risultato di 3-0.
Nel 1911, la squadra della Società Ginnastica Amsicora si reca a Torino per giocare un torneo contro le scafate formazioni continentali. Rimedia sonore sconfitte, ma è una grande esperienza.
I tempi sono maturi perché anche Cagliari abbia la sua compagine ufficiale. Merito del chirurgo Gaetano Fichera, che il 30 maggio 1920 fonda il Cagliari Football Club.
La prima partita è Cagliari-Torres, e va in scena in un caldissimo 8 settembre, allo Stallaggio Meloni. I cagliaritani indossano una casacca bianca. Sono proprio loro a trionfare, a sorpresa, sui favoriti sassaresi. Vero trascinatore l’ariete Alberto Figari, "Cocchino" per gli amici, capace di segnare una tripletta.
Il neonato sodalizio partecipa quindi al Torneo Sardegna. Le avversarie sono la Torres di Sassari, l’Ilva Maddalena e un'altra compagine del capoluogo, l'Eleonora d’Arborea. Facile l'affermazione dei padroni di casa, che dominano tutti gli incontri. Allenatore-giocatore è Giorgio Mereu, di professione avvocato, che di li a poco assumerà anche il ruolo di Presidente. Nel 1922 farà costruire una tribuna allo Stallaggio Meloni, necessaria a accogliere un pubblico sempre più numeroso e partecipe. Nel 1926, viene inaugurata una nuova divisa: quella rossa e blu.
L'avvento alla Presidenza dell'avvocato Carlo Costa Marras prelude all'ingaggio di un allenatore-giocatore ungherese. Si chiama Robert Winkler, bravo sia in attacco che in porta. I tempi pionieristici stanno per finire. Nel 1928, il Cagliari prende parte al primo campionato nazionale, quello di Prima Divisione. Il debutto è datato 16 ottobre 1928, sconfitta per 2-1 sul terreno della Virtus Goliarda. Il gol del Cagliari è di Tonino Fradelloni, il terzo di quattro fratelli calciatori. Il pubblico dello Stallaggio Meloni inizia ad affezionarsi ai suoi giocatori. Popolarissimi il mediano Costa, dalla potenza esplosiva, e il terzino Puligheddu, il cui fisico statuario lascia poche occasioni agli attaccanti avversari. In attacco, raccoglie l'eredità di Figari il toscano Natale Archibusacci, un ragazzo sempre pronto alla battuta, che vede la porta come pochi.
Il Cagliari, che nel frattempo si è trasferito nel nuovo campo di via Pola, arriva alle finali, dove si classifica all'ultimo posto con 3 punti. L'anno successivo, i rossoblu sono quinti assoluti. Una notevole escalation.

Il Cagliari Football Club degli anni '20
La crescita della squadra è graduale ma inarrestabile. Dopo il 5° posto del 1930, il Presidente Comi si permette una campagna acquisti in grande stile. Arrivano tra gli altri l'ottimo portiere Bedini dal Pisa e il centrocampista Ossoinak dalla Roma. A dirigere questo squadrone, il grande Egri Erbstein. I rossoblu dominano il campionato e nelle finali per la promozione superano la Salernitana: 1-1 in trasferta (Ossoinak) e 2-1 in casa (Di Clemente e Filippi). E' fatta: il Cagliari è promosso in Serie B.
La nuova categoria non sta larga alla compagine sarda, che ottiene due tranquille salvezze. Si mettono in luce gli attaccanti D'Alberto (ungherese, nonostante il nome), e Ostroman (ex Milan). L'addio inevitabile di Erbstein porta alla ribalta un altro tecnico magiaro, Andrea Kutic. Purtroppo sulla Società incombe una crisi economica che ne ridimensiona le ambizioni. Solo l'intervento del Podestà Enrico Endrich consente di chiudere la stagione.
L'anno dopo Kutic viene esonerato, e dopo l'intermezzo del duo Scotti-Boero, la squadra viene affidata ad Enrico Crotti. Rimpasti tecnici che non servono per dare linfa nuova. I rossoblu terminano al penultimo posto, con l'onta di un 0-10 a Catanzaro. Un provvidenziale ripescaggio da parte della Federazione evita la retrocessione, ma è solo un palliativo. Nel 1935 la discesa diventa realtà, nonostante le prodezze della coppia d'attacco D'Alberto-Subinaghi. E' necessaria una rifondazione, in campo e fuori. Il Club Sportivo Cagliari si scioglie: nasce l'Unione Sportiva Cagliari. Prende le redini della Società il rappresentante Mario Banditelli, che innanzitutto si preoccupa di pagare i debiti d'affitto del campo di via Pola. Quindi affida la squadra all'ex centrocampista Roberto Orani, che nel giro di un paio d'anni, affidandosi principalmente ai prodotti del vivaio, riporta la squadra in Serie C. Dopo un altro ripescaggio, il Cagliari si consolida ai vertici del campionato, mettendo in mostra giocatori validissimi che si meritano l'attenzione delle squadre continentali. Come il centrocampista Francesco Servetto, destinato al Genoa. Fa sfracelli la coppia d'attacco, composta dai sardi Pisano-Renza. Il Cagliari è 5° nel '39, 6° l'anno successivo.

Una formazione del 1931 - Da sinistra in piedi: Lauro, Filippi, Erbstein, Bedini, Chiantini, Orani, Di Clemente; in basso: D'Alberto, Traverso, Fradelloni A., Parodi, Puligheddu, Ostroman.
La Seconda Guerra Mondiale naturalmente limita l'attività calcistica. Vengono sospesi i campionati di Serie C, e il Cagliari prende parte ai campionati di Prima Divisione Regionale. Sono partite poco significative dal punto di vista tecnico, ma importantissime sotto il profilo sociale: il calcio diventa latore di un breve sorriso, che serve a dimenticare per un attimo gli orrori del conflitto. E c'è la piccola soddisfazione di battere la Torres in casa sua...
Dopo un anno di sospensione in seguito ai bombardamenti, rinasce la passione sportiva, come segno che la vita va avanti. Il Cagliari viene ricostruito dal nulla, grazie all'opera infaticabile del Presidente Eugenio Camboni e del tesoriere Renzo Carro. Tra le tante difficoltà, basterà citare la bomba degli Alleati ha aperto una voragine gigantesca proprio al centro del campo di via Pola. I giocatori si rimboccano le maniche e piano piano rimettono a posto il terreno di gioco. Il campo di via Pola è di nuovo pronto ad ospitare un avvenimento sportivo.
Si mettono in luce, in quel primo dopoguerra, gli elementi del vivaio: Gorini, Grandesso, Farris e Ragazzo.
Sono rimasti i senatori, come Schinardi, difensore energico, e l'eclettico Fercia.
Dopo la delusione del 1946-47, quando i rossoblu arrivano terzi alle spalle di Quartu e Carbosarda, il Cagliari partecipa al campionato di Serie B. Torna la leggenda Winkler in panchina, ma anche la sua esperienza non può porre rimedio ad una retrocessione scritta. Troppo deboli i rossoblu contro le squadre della penisola. La discesa prosegue in Serie C. Winkler preferisce lasciare. Il Cagliari, affidato ad Armando Latella, si salva nelle ultime battute.
La Società non naviga in buone acque. Incombe lo spettro del fallimento. A salvare la situazione, ecco il nuovo Presidente Domenico Loi, che porta nuova linfa ed entusiasmo. Prende le redini della squadra il direttore tecnico Manostary Kovacs, che affianca Latella in panchina. La coppia durerà poco: a metà campionato, insoddisfatto dei risultati, Loi li sostituisce rispettivamente con Tonino Fradelloni e Mariolino Congiu. Il 6° posto finale è deludente, rispetto ai programmi di partenza, ma è comunque incoraggiante per il futuro, in chiusura di un decennio difficilissimo e drammatico.

Una formazione del 1946 - Da sinistra in piedi: Grandesso, Pau, Dessy, Piscedda, Siddi, Lazzari; in basso: Atzeni M., Atzeni A., Cocco, Farris, Corrias E.
Gli anni '50 si aprono all'insegna della magnificenza per il sodalizio rossoblu. Il Presidente Domenico Loi ha competenza e risorse economiche per assicurarsi il meglio che offre il mercato. La Serie C ormai sta stretta al Cagliari: si punta in alto. Arrivano uno dopo l'altro giocatori importanti, che rafforzano la squadra in ogni reparto. Tra questi, gli attaccanti Avedano, Golin e Torriglia, i terzini Miolli e Stocco e il sapiente regista Morgia.
Un anno di doveroso apprendistato, e quindi il ritorno in Serie B. In panchina c'è l'ex gloria del Torino Federico Allasio, affiancato da Cenzo Soro come direttore tecnico. Il Cagliari sbriciola la concorrenza durante la stagione regolare, infliggendo sette punti di distacco all'Empoli, seconda classificata. Naturalmente i rossoblu si presentano alle finali nelle vesti di grande favoriti. Pronostico rispettato: nel mini torneo con Piacenza, Maglie e Vigevano, il Cagliari inanella 5 vittorie e un pareggio. E' di nuovo Serie B. Un traguardo ottenuto grazie alle prodezze della leggendaria coppia d'attacco formato da Erminio Bercarich, un fiumano paragonabile a Nordhal. che segna la bellezza di 30 reti in 36 partite, e il raffinato interno Gennari, a segno 17 volte. E' l'anno di uno storico trasloco: il Cagliari gioca all'Amsicora, abbandonando il tanto amato terreno di via Pola, ormai inadeguato
Una squadra in grado di riproporsi ad alti livelli anche nella categoria superiore. Dopo un più che onorevole sesto posto, il 1953-54 sembra l'anno buono per tentare la scalata alla massima serie. I rossoblu sgomitano con Catania, Pro Patria e Como. L'ultima giornata vede il Cagliari di scena a Pavia. Golin fallisce un rigore, che avrebbe dato la promozione matematica. Finisce 0-0 ed è necessario giocare uno spareggio in campo neutro, a Roma, contro la Pro Patria. Va male: il 2-0 per i bustocchi inaugura una tradizione negativa negli spareggi.
E' una brutta botta per l'ambiente. Si perde la chimica favorevole che aveva portato in alto i rossoblu. Nemmeno l'arrivo in panchina di un santone del calcio italiano come Piola riesce a scuotere i giocatori. Il Cagliari alterna piazzamenti dignitosi a stagioni da dimenticare. Vengono lanciati giovani promettenti, che diventeranno idoli dell'Amsicora: il tignoso difensore Mario Tiddia e lo sgusciante attaccante Tonino Congiu. Quest'ultimo sarà titolare indiscusso della maglia numero 11, prima dell'avvento di un altro giocatore.
Il quarto posto del 1959 è illusorio. L'anno dopo il Cagliari imbrocca una stagione sfortunata, e si classifica all'ultimo posto, dopo avere fallito gli appuntamenti con la vittoria contro Sambenedettese e Venezia. Due scontro diretti in casa che si concludono in parità. Di conseguenza, è retrocessione dopo nove anni. Il Presidente Meloni lascia la barca che sta affondando, in tutti i sensi. Una nuova terribile crisi finanziaria si abbatte sulla Società rossoblu. L'ombra del fallimento incombe minacciosa.

Una formazione del 1953 - Da sinistra in piedi: Sanna, Barranco, Mezzalira, Loranzi, Golin, Simeoli, Gennari; in basso: Morgia, Santarelli, Bersia, Bertoli.
Dopo la rovinosa caduta in Serie C, si impone una rivoluzione, tecnica e societaria. Meloni lascia la Società nelle mani di Baccio Sorcinelli, editore del quotidiano "L'Unione Sarda", dell'avvocato Lino Lai e del commerciante Aldo Piludu. I "deus-ex-machina" della situazione sono però Enrico Rocca e Andrea Arrica, due imprenditori con l'hobby del pallone. Rocca è il nuovo Presidente.
La squadra, affidata ancora a Rigotti, viene abbondantemente ritoccata, con innesti che scriveranno pagine importanti negli anni a venire. In primis il tosto libero argentino Miguel Angel Longo, dalla Juventus, che cede anche il portiere Martino Colombo, e l'attaccante Guerrino Rossi. Quest'ultimo si rivela un cannoniere implacabile: 17 gol. I rossoblu però fanno cilecca nello sprint finale. Il secondo posto è una beffa: viene promossa la Lucchese.
Rigotti viene sostituito da Arturo Silvestri, detto "Sandokan", ex terzino del Milan. La difesa è rinforzata da Raffaello Vescovi, stopper che compone un quadrilatero formidabile. Danilo Torriglia non fa rimpiangere Rossi, tornato alla Juventus. Silvestri si guadagna subito la stima e la fiducia di tifosi e giocatori. E' un anno trionfale, che segna il ritorno in B. Dopo un anno di assestamento, la squadra è pronta per la grande impresa. E' arrivati Ricciotti Greatti, c'è già Mario Martiradonna. In avanti debutta un giovane alto e magro, di cui si dicono mirabilie: Gigi Riva. L'ultima giornata in campionato si gioca il 21 giugno 1964: guarda caso, proprio contro quella Pro Patria che aveva negato ai rossoblu la promozione. Il 3-1 chiude i conti. La città si veste a festa. Dopo 44 anni di storia, i rossoblu salgono in Serie A.
L'approccio con la massima serie è scioccante. La squadra è valida, ma inesperta. Nonostante il contributo di nuovi elementi che scriveranno pagine di storia, come il brasiliano Nenè e Pierluigi Cera, il Cagliari affonda. E' ultimo alla fine del girone d'andata. Rocca infonde serenità, rifiutando le dimissioni di Silvestri. I rossoblu si riprendono, e ottengono un incredibile 6° posto conclusivo. Decisivi i 9 gol di Riva, che l'anno dopo debutta addirittura in Nazionale. Il Cagliari si salva tranquillamente, anche grazie ai 10 gol di Rizzo, pure lui azzurro. Silvestri lascia, conscio della fine di un ciclo. Al suo posto Manlio Scopigno, detto "Il Filosofo", che conduce la squadra ad un campionato esaltante. Il portiere Reginato stabilisce il record d'imbattibilità: sette partite di fila senza prendere gol. L'ascesa del Cagliari è frenata dal terribile infortunio di Riva. Contro il Portogallo, il bomber si rompe una gamba scontrandosi con il portiere Americo. Senza Gigi, nelle ultime nove partite il Cagliari vince solo due volte. Il 6° posto è ingeneroso: i rossoblu avrebbero meritato di più.
A luglio, dopo una burrascosa tournèe in America, Scopigno viene esonerato. Gli subentra Ettore Puricelli, che non lega con buona parte della squadra. I risultati ne risentono. Il Cagliari si classifica solo 7°, a pari punti con Torino e Varese. Piazzamento deludente, viste le premesse, per una squadra che vanta un attacco formato da Riva e Boninsegna. Gigi è l'uomo nuovo del calcio italiano: lo vogliono tutte le grandi, ma grazie alla Saras di Moratti e la Sir di Rovelli si riesce a trattenerlo in Sardegna. Intorno a lui, viene costruita una squadra ancora più forte. Con il sacrificio di Rizzo, ceduto alla Fiorentina, Arrica si assicura Ricky Albertosi e Mario Brugnera. Adesso il Cagliari è competitivo per lottare con le grandi. Non ultimo tassello: il ritorno in panchina di Scopigno. Il campionato '68-69 sfuma nelle ultime battute. Vince la Fiorentina, che precede Cagliari e Milan di quattro punti. L'appuntamento col tricolore è solo rinviato di un anno.

Una formazione del 1963 - Da sinistra in piedi: il massaggiatore Cantagalli, Spinosi, Longo, Rizzo, Riva, Torriglia, Mazzucchi; in basso: Colombi, Martiradonna, Greatti, Tiddia, Cappellaro.
Storico, magico, epico, indimenticabile. Si può saccheggiare il vocabolario, e altri in passato l'hanno già fatto a giusta ragione, per definire lo scudetto del Cagliari, arrivato nella stagione 1969-70, al culmine di una programmazione intelligente e saggia, un ciclo inaugurato anni prima con la promozione in A.
Al solito, Arrica gioca bene le sue carte in sede di campagna acquisti. Boninsegna, centravanti fortissimo ma poco compatibile con Riva (anche se i Mondiali messicani poi diranno il contrario, o forse no), è ceduto all'Inter in cambio di Bobo Gori e Angelo Domenghini. Il primo non è un centravanti particolarmente prolifico, ma ha ottima tecnica e si muove in funzione del suo partner d'attacco, in modo particolare Riva. Domenghini è un'ala potente e sgobbona, che trova con facilità la via della porta. Ha un carattere forte, e mal sopporta l'indiscussa leadership di Riva. Sul campo però i piccoli contrasti non si vedono: uno per tutti e tutti per uno.
Il Cagliari parte molto bene: un pareggio in casa della Sampdoria e quattro vittorie consecutive, tra cui quella sul campo della Fiorentina campione d'Italia. L'Inter inchioda sull'1-1 i rossoblu all'Amsicora, poi altro mini ciclo positivo di cinque incontri. Il 14 dicembre 1969, a Palermo, prima sconfitta della stagione. Scopigno insulta il guardalinee e subisce una squalifica record: cinque mesi. I rossoblu ne risentono e non vanno oltre il pari, fuori casa col Bari e tra le mura amiche col Milan. E' uno stordimento momentaneo: cinque vittorie consecutive, con Riva scatenato, lasciano indietro la concorrenza: +4 sulla Juventus e +5 sulla Fiorentina.
I rossoblu si rilassano. Pareggio in casa con la Fiorentina, sconfitta di misura a Milano firmata dall'ex Boninsegna. Quindi, Gori e Riva stendono il Napoli e pareggiano a Roma, prima del grande scontro di Torino con la Juventus, che si è riavvicinata. Il 2-2 finale, con doppietta di Riva, è entrato a buon diritto nella leggenda. Ai fini pratici, serve ai rossoblu a tenere a debita distanza la Vecchia Signora. La strada ormai è tutta in discesa. La certezza dello scudetto arriva il 12 aprile 1970: Cagliari-Bari 2-0, con reti di Riva e Gori. I rossoblu sono campioni d'Italia, e il risultato fa felici tutti o quasi i tifosi d'Italia, che hanno eletto il Cagliari a squadra-simpatia, e conquistati dalle prodezze, anche in maglia azzurra, di un atleta forte e leale come Riva. All'allenatore Scopigno, soprannominato Il Filosofo, il merito d'aver amalgamato i 16 uomini a disposizione creando nello spogliatoio un'atmosfera difficilmente ripetibile; al general manager Andrea Arrica il merito dì'aver intuito su ciascuno dei componenti della rosa l'adattabilità al modello Cagliari.
Riva, Albertosi, Niccolai, Cera, Domenghini e Gori partono per il Messico, dove saranno protagonista del secondo posto mondiale, alle spalle dell'inarrivabile Brasile di Pelè.

Una formazione del 1969/70 - Da sinistra in piedi: Nenè, Albertosi, Niccolai, Domenghini, Riva; in basso: Martiradonna, Brugnera, Gori, Zignoli, Cera, Greatti.
Lo scudetto aveva idealmente chiuso un ciclo, ma quel Cagliari poteva ancora dare tanto. A fermarlo, il secondo gravissimo infortunio di Gigi Riva, e ancora in Nazionale. Al "Prater" di Vienna, in una partita per le qualificazioni al campionato europeo, il difensore austriaco Hof gli spacca tibia e perone con un intervento durissimo. Stagione praticamente finita per Gigi. Il Cagliari, che era in testa alla classifica, perde terreno ed esce dalla Coppa dei Campioni per mano dell'Atletico Madrid. E' l'inizio del declino, che coincide con l'invecchiamento di molti alfieri dell'epopea rossoblu: Greatti, Martiradonna, Domenghini, Cera, piano piano lasciano la scena.
Riva non sempre può metterci una pezza. Abbandona anche Scopigno. Nè Edmondo Fabbri nè Giuseppe Chiappella riescono a dare la sterzata. I dirigenti non hanno più la disponibilità economica per acquistare giocatori in grado di tenere alta la competitività della squadra. C'è ancora qualche squillo, come lo sfortunato quarto posto del 1972, ma l'epoca d'oro è ormai alle spalle.
Nel 1974-75, i rossoblu, privi per gran parte del campionato di Riva, si salvano soltanto grazie al lavoro di Gigi Radice, giovane e promettente allenatore che sostituisce Chiappella. Purtroppo la retrocessione diventa una triste realtà l'anno successivo. Luis Suarez non ha l'esperienza e il polso giusti per guidare uno spogliatoio da allenatore. Viene esonerato, e Mario Tiddia non può fare miracoli. Il colpo di grazia lo infligge alla fine del girone d'andata il nuovo serio infortunio a Riva. "Rombo di Tuono" chiude qui la carriera.
Il Cagliari retrocede in Serie B dopo dodici anni memorabili, e la ricostruzione è difficoltosa. Sono nati due cannonieri sardi, giovani e promettenti: Gigi Piras e Pietro Paolo Virdis. L'immediato ritorno in A, con allenatore il Sergente di Ferro Toneatto, fallisce per colpa di un'arancia scagliata da un tifoso che prende in pieno viso il giocatore leccese Cannito. 0-2 a tavolino, e promozione persa agli spareggi con Atalanta e Pescara. L'anno dopo i rossoblu falliscono completamente, ad onta degli onerosi investimenti sul mercato. D'urgenza, Riva passa dal campo alla stanza dei bottoni. Insieme al Presidente Mariano Delogu, e Mario Tiddia in panchina si prendono cura di una Società che ha visto tempi migliori. Con due lire, costruiscono una rosa giovane e sbarazzina, formata da ragazzi di talento (Bellini e Corti), scarti delle grandi (Alberto Marchetti e Longubucco), sottovalutati (Casagrande e Gattelli), garanzie (Piras e Quagliozzi). Lega il tutto il vecchio Mario Brugnera, a 36 anni votato come miglior giocatore della B. Al termine di un entusiasmante 3-0 alla Sampdoria, è di nuovo Serie A.
La squadra si dimostra pienamente all'altezza pure nella massima categoria. A lungo si mantiene nelle primissime piazze, fornendo un gioco brillante, grazie ad un centrocampo chic. Le grandi del campionato spesso devono pagare pedaggio. Esplode il bomber Selvaggi, altro giocatore talentuoso scoperto in Serie B e trascurato dal calcio che conta. Il Cagliari di Tiddia rimane nell'immaginario dei tifosi come una delle più belle e piacevoli formazioni rossoblu della storia.

Una formazione del 1978 - Da sinistra in piedi: Brugnera, Corti, Roffi, Bellini, Ciampoli, Marchetti; in basso: Casagrande, Longobucco, Piras, Gattelli, Lamagni.
Gli anni '80 vedono la crisi nera della Società rossoblu, che va vicinissima alla cancellazione, ma anche un'imperiosa e per certi versi inaspettata rinascita.
Era cominciata sotto i migliori auspici, la decade, col ritorno a casa in prestito del figliol prodigo Virdis. Insieme a Piras e Selvaggi compone un tridente di tutto rispetto, di cui fanno spese Torino e Roma. Una nuova salvezza senza difficoltà, 6° posto che in altri tempi sarebbe valsa l'UEFA, e ancora una volta tanti consensi per il gioco espresso da una squadra che ormai va a memoria.
Si prepara però un ribaltone in Società. Il Cagliari è rilevato dall'imprenditore toscano Alvaro Amarugi. Ha idee e fantasia, ma i soldi sono quelli che sono, e il suo carattere focoso non l'aiuta. La squadra vive un anno da brividi, salvandosi all'ultima giornata con in panchina Carosi, e l'anno dopo retrocede in B. Decisiva la sconfitta nella partita-spareggio sul campo dell'Ascoli di Mazzone. Una stagione tribolatissima, col fallimento degli stranieri Uribe e Victorino, e i continui contrasti tra il Presidente Amarugi da una parte, e Riva e Giagnoni dall'altra.
La vita in B è difficilissima per una squadra con pochi mezzi, in un ambiente dilaniato dalle polemiche. Riva prima dà le dimissioni, poi rientra per salvare il suo Cagliari che rischia di morire. Il nuovo Presidente Moi infatti eredita una difficile situazione economica, ma ci mette del suo, portando la Società allo sfascio definitivo.
La squadra non può non risentirne. Salvata per i capelli dalla retrocessione in C, piomba nella serie inferiore l'anno dopo, gravata da una penalizzazione. Riva lotta disperatamente contro il tempo per evitare il fallimento. Una cordata di imprenditori cagliaritani si impegna a ripianare i debiti. Il nuovo Presidente Tonino Orrù è una garanzia. Dopo una nuova stagione da incubo, e lo spettro della C2, si industria per riportare il Cagliari in alto. Assume un direttore sportivo scaltro come Carmine Longo, e un allenatore giovane e ambizioso: Claudio Ranieri.
Il trio Orrù-Longo-Ranieri fa miracoli. Dalla C alla A in due anni: viene ripetuto il cammino esaltante del Cagliari di Silvestri. Porta fortuna il vecchio Amsicora, dove i rossoblu sono costretti a giocare per i lavori di ristrutturazione del Sant'Elia in vista dei Mondiali del '90. Ancora una volta, è Serie A, dopo otto anni di sofferenze.

Una formazione del 1989 - Ielpo, Firicano, Valentini, Provitali, Festa, Cappioli; in basso: De Paola, Poli, Bernardini, Pulga, Paolino.
La squadra che affronta la Serie A, diventato il campionato più bello del mondo, si rinforza con Gianfranco Matteoli, uno dei giocatori sardi più forti di tutti i tempi, che corona il sogno di indossare la maglia rossoblu, e il trio uruguayano: Enzo Francescoli, Josè "Pepe" Herrera e Daniel Fonseca. Il primo è un fuoriclasse a tutto tondo, cui pure la Juventus aveva pensato per sostituire Platini; il secondo un generoso terzino adattabile a centrocampo e ammirevole per grinta e dedizione alla causa; il terzo un giovane attaccante dallo spunto irresistibile, messosi in luce ai Mondiali di Italia '90.
Anche con questi acquisti, la rosa non sembra troppo competitiva rispetto agli squadroni che circolano in A. Manca soprattutto una prima punta, che non arriva nemmeno al mercato di riparazione. I tifosi, scontenti, contestano la Società. Il Cagliari è desolatamente ultimo alla 12° giornata con 5 punti, e con poche speranze di risalire. Ranieri fa quadrato, non smette di crederci. La svolta a Torino contro la Juventus di Baggio e Schillaci. Sotto 2-0 dopo 20 minuti, i rossoblu si riorganizzano e acciuffano sul pari la Vecchia Signora. Con il ritorno alla massima condizione di Francescoli, e l'esplosione di Fonseca, il Cagliari centra una salvezza miracolosa. Ranieri si congeda da vittorioso.
Al suo posto, gli Orrù chiamano Massimo Giacomini, che però dura solo sei partite. Una vittoria contro la Samp scudettata e cinque sconfitte. Arriva, consigliato da Ranieri, Carlo Mazzone, vecchia volpe specialista nel condurre in porto le pericolanti. Il tecnico romano non fallisce nemmeno a Cagliari, aiutato ancora dai gol di Fonseca.
Nell'estate del '92 si concretizza il cambio di proprietà. La famiglia Orrù cede la Società ad un giovane imprenditore di Sanluri: Massimo Cellino. Nessuno può prevederlo in quel momento, ma diventerà il Presidente con più lunga militanza nella storia rossoblu.
La squadra ha ormai una sua fisionomia ed è pronta per un salto di qualità. Fonseca va al Napoli, sostituito da uno sconosciuto brasiliano naturalizzato belga: Luis Oliveira. Il nuovo arrivato all'inizio stenta. Prima deve combattere con la concorrenza di Bresciani, poi ceduto quest'ultimo, non si trova a suo agio col ruolo di prima punta. Quando però si ambienta, diventa devastante. Con un Francescoli sempre più decisivo, un Matteoli immenso in cabina di regia, senza dimenticare i contributi fondamentali di Pusceddu, Herrera, Festa, Ielpo, Bisoli e Moriero, il Cagliari si piazza al 6° posto e ottiene la qualificazione alla Coppa UEFA dopo più di vent'anni. L'era Cellino non potrebbe cominciare meglio.
Francescoli viene ceduto al Torino, e Mazzone lascia, per allenare la Roma, sua squadra del cuore. Il sostituto è Gigi Radice, che torna a Cagliari dopo 24 anni. Sarà una breve toccata e fuga: in pratica, viene licenziato ancora prima di cominciare. Lo rimpiazza Bruno Giorgi, tecnico gentiluomo, che ha il suo daffare per trovare gli equilibri in una squadra fin troppo sbilanciata in avanti, con insieme Moriero, Matteoli, Oliveira e i nuovi arrivi Allegri e Dely Valdes. Il Cagliari in campionato va a corrente alternata. In compenso, fa furore in Coppa, dove liquida Dinamo Bucarest, Trabzonspor, Malines e Juventus, prima di cedere con tanti rimpianti all'Inter in semifinale.
Nel 1994 tocca all'uruguayano Oscar Washington Tabarez accomodarsi sulla panchina rossoblu. E' un'ottima stagione dei rossoblu, che hanno salutato Matteoli e acquisito il giovane bomber Muzzi. Il piazzamento UEFA sfugge per un nonnulla. Peggio le cose andranno l'anno successivo, malgrado l'ingaggio dell'allenatore italiano più titolato: Giovanni Trapattoni. I risultati sono altalenantni, e a metà stagione, il Trap è costretto a fare le valigie per fare posto al cavallo di ritorno Giorgi. Sono arrivati gli uruguayani Fabian O'Neill e Dario Silva: diventeranno degli idoli.
Il 1996 è il primo anno calcistico dopo la sentenza Bosman. Le squadre italiane si accaparrano a basso prezzo giocatori stranieri a costo zero. Non fa eccezione il Cagliari. Purtroppo i vari Tinkler, Lonstrup, Pascolo, Romero e Vega non sono all'altezza. Sfortunato anche l'allenatore, straniero anch'egli, Gregorio Perez. La squadra si dibatte nelle ultime posizioni, e il Presidente Cellino richiama in servizio Carletto Mazzone. Grazie ai gol di Tovalieri, detto "Il Cobra", i rossoblu arrivano allo spareggio col Piacenza. A Napoli, gli emiliani si impongono 3-1 e il Cagliari scende in B dopo sei anni.
Il purgatorio dura una sola stagione. Giampiero Ventura, alla guida di una squadra rivoluzionata, riporta subito i rossoblu nella massima serie. Non entra nel cuore dei tifosi, ma il tecnico ci sa fare, e pilota i suoi ragazzi ad un buon campionato da matricola. L'anno dopo invece è da dimenticare. Tabarez delude, e il suo successore Ulivieri fa pure peggio. All'alba del nuovo millennio, il Cagliari scende nuovamente in Serie B.

Una formazione del 1992 - Da sinistra in piedi: Ielpo, Bisoli, Napoli, Herrera, Firicano, Pancaro; in basso: Oliveira, Francescoli, Gaudenzi, Matteoli, Festa.
La Serie B è il solito labirinto indecifrabile, che designa le elette per la promozione nelle ultime battute del torneo. Il nuovo Cagliari affidato a Gianfranco Bellotto invece fa come i gamberi, parte bene ma crolla nel finale, proprio quando dovrebbe accelerare il ritmo. A nulla serve, se non a peggiorare il rendimento complessivo, il cambio di allenatore con l'arrivo di Giuseppe Materazzi. Insoddisfacente anche il rendimento dell'attaccante Cammarata, prelevato a preso d'oro dal Verona.
Niente rispetto a quanto accade l'anno successivo. La squadra passa dalle mani di Antonio Sala a quelle del duo Nuciari-Matteoli, sino a Nedo Sonetti, che porta la barca in porto, dopo aver sfiorato una clamorosa retrocessione. È arrivato già Mauro Esposito, sta sbocciando pian piano il velocissimo attaccante honduregno David Suazo. Purtroppo i tifosi devono pazientare ancora. Sonetti viene licenziato prima di cominciare il nuovo campionato. Il ritorno di Giampiero Ventura non dà i frutti sperati: il Cagliari fallisce la promozione.
Per risalire, bisogna attendere l'anno successivo. Il "Sant'Elia" si riempie come ai bei tempi per ammirare le magie di Gianfranco Zola, il giocatore sardo più forte di sempre, tornato in Sardegna per chiudere la carriera, ma non per svernare, come dimostra subito sul campo. Anche se sino a gennaio si deve giocare a Tempio per l'indisponibilità dello stadio rossoblu. È rientrato anche Gianluca Festa, altro cuore rossoblu. Dalla Torres, ecco Antonio Langella, ala potente dal carattere sanguigno. La squadra è fortissima, ma non decolla pienamente. Il Presidente Cellino a metà campionato opta per la sostituzione di Ventura con Edoardo Reja. Il nuovo allenatore rimette le cose a posto. Trascinato dai gol dei suoi attaccanti, il Cagliari torna finalmente in Serie A. L'apoteosi nella gara interna con la Salernitana.
Per il nuovo anno nella massima serie, cambia il tecnico. È il turno del giovane Daniele Arrigoni, che prosegue sapientemente sulla scia del suo predecessore. Il Cagliari dà spettacolo, quando può scatenare la sua devastante forza offensiva. Meno brillanti gli esiti in trasferta, che portano soltanto ad un 8° posto in classifica, con la ciliegina della semifinale di Coppa Italia, persa ancora contro l'Inter.
Esposito e Langella vengono chiamati in Nazionale da Marcello Lippi, che sta plasmando la squadra prossima campione del mondo.
Il 2005-2006 non è altrettanto felice. Senza Zola, che ha lasciato il calcio, i rossoblu faticano. In panchina si alternano Tesser, Ballardini e Sonetti. Solo con quest'ultimo, la squadra trova la rotta maestra e riesce a salvarsi con una giornata d'anticipo.
Cellino riparte dal giovane allenatore Marco Giampaolo, che bene ha fatto con Treviso e Ascoli. Il tecnico comincia bene, ma poi qualcosa si rompe e a dicembre perde il posto. La gestione Colomba, dopo un inizio incoraggiante, si rivela fallimentare, e Giampaolo viene richiamato. Alla fine, è salvezza col fiatone.
Giampaolo, confermato, ottiene carta bianca, disegnando la squadra, col suo amato 4-4-2. Partono per altri lidi Suazo, Esposito e Langella. Al loro posto, giovani interessanti ma tutti da valutare in A: Alessandro Matri, Robert Acquafresca, Joaquin Larrivey. I risultati però non sono all'altezza. Cellino ricorre a Sonetti, ma il vecchio condottiero ha perso smalto. Il Cagliari colleziona batoste umilianti, e a dicembre sembra già condannato, staccatissimo dalla zona salvezza. Il Presidente tenta la carta Ballardini, tra la sorpresa generale. Il tecnico emiliano nella sua breve precedente esperienza in rossoblu non era riuscito a vincere una partita. L'organico viene irrobustito con gli ingaggi del portiere Marco Storari e dell'attaccante brasiliano Jeda, e il ritorno del trequartista Andrea Cossu, cagliaritano purosangue. La rocambolesca vittoria sul Napoli è il segnale della riscossa. Nemmeno una sentenza della FIGC che toglie tre punti ai rossoblu (poi restituiti), ferma la marcia del Cagliari. Esplode Acquafresca: 11 i suoi gol a fine torneo. I rossoblù si salvano addirittura con una giornata d'anticipo, facendo esplodere d'entusiasmo i tifosi. I protagonisti di una salvezza che rimarrà negli annali come una delle più grosse imprese della storia della Società, compiono il giro della città a bordo di un autobus scoperto, acclamati dalla folla.
Il testimone passa da Ballardini a Massimiliano Allegri, ex centrocampista rossoblu anni '90. Il nuovo mister viene accolto con un pizzico di diffidenza: i tifosi lo ricordano come un giocatore molto dotato, ma anche indolente. Arriva il portiere Marchetti dall'Albinoleffe, a coprire il buco lasciato dalla partenza di Storari. L'inizio è agghiacciante. Cinque sconfitte in altrettante partite. Ce ne sarebbe abbastanza per salutare Allegri, ma il Presidente Cellino gli conferma la fiducia. Dopo un pareggio "tiepido" col Milan, i rossoblu cominciano a volare. Tornano in forma Jeda e Acquafresca, che a suon di reti trascinano la squadra addirittura ai margini della zona UEFA. Diventa una stagione memorabile, con le perle delle vittorie sul campo della Juventus (dopo 40 anni di digiuno), della Lazio e sull'Inter campione d'Italia. Viene stabilito il nuovo record dei gol segnati in trasferta, la difesa è la migliore in casa. Qualche scivolone nel finale, e il mancato approdo in Europa, non inficia quanto di buono combinato in precedenza: il nono posto conclusivo merita solo applausi.
L'anno seguente la squadra, rinforzata in attacco dal brasiliano Nenê, parte fortissimo, insediandosi addirittura a un passo dal quarto posto. Dopo febbraio, tra infortuni e cali di forma, i rossoblu hanno un crollo verticale. I punti di vantaggio accumulati nei riguardi delle pericolanti sono tanti, quindi nessun problema di salvezza, ma ci si aspettava di più. Cellino esonera Allegri a cinque partite dalla fine, sostituendolo con il tecnico della Primavera Melis coadiuvato da Gianluca Festa. Nulla da fare, la vittoria rimane un miraggio. Ci si consola con le convocazioni di Biondini, Cossu e Marchetti in azzurro. Si riparte da Pierpaolo Bisoli, bandiera rossoblu rivelatosi allenatore vincente e creativo. Esperienza poco fortunata: la squadra non decolla. A novembre arriva sulla panchina rossoblu Roberto Donadoni.
L'ex tecnico della Nazionale riporta ordine e gioco nella compagine sarda e nonostante il "sacrificio" Matri, ceduto alla Juve in chiusura del mercato di Gennaio, conduce dignitosamente la squadra verso una tranquilla salvezza.
Segue una stagione di fuoco che registra l'esonero in precampionato del tecnico bergamasco e il mancato accordo per il ritorno di David Suazo: tanti i volti nuovi nello spogliatoio. Avramov, Ekdal, El Kabir, Eriksson, Gozzi, Ibarbo, Larrivey (un déjà-vu), Rui Sampaio e Thiago Ribeiro sono gli elementi su cui si punta per non accontentarsi solo della salvezza. La guida tecnica è affidata a Massimo Ficcadenti che nelle giornate d'esordio fa sognare la tifoseria mantenendo la squadra ai primi posti della classifica, ma si dimostrerà un fuoco di paglia. Dopo la sconfitta di Bergamo ad opera dell'Atalanta Ficcadenti viene sostituito da Davide Ballardini, alla sua terza esperienza sulla panchina del Cagliari. La squadra comunque non inverte la rotta e continua a vivacchiare nella pancia del gruppo. A gennaio con gli arrivi di Dessena e soprattutto Pinilla i rossoblù sembrano invertire la rotta ma ciò non consente a Ballardini di concludere la stagione: sulla panchina cagliaritana torna a sedersi Ficcadenti che conquisterà una sofferta salvezza soltanto a tre giornate dalla fine pur soccombendo con il Genoa sul neutro di Brescia.
Nota positiva del finale di stagione la conquista di un punto sul campo di Firenze dove i quattro mori uscivano sconfitti da oltre 20 anni consecutivamente.
Ma quest'ultima stagione, 2011-12, passerà agli annali per l'immagine del Sant'Elia diffusa in tutto il mondo a spalti pressoché deserti e per la conseguente forzata emigrazione verso il Nereo Rocco di Trieste dove il Cagliari si vedrà costretto a disputare le ultime quattro gare interne del campionato.
Si riparte da Massimo Ficcadenti e con un grande ritorno: quello di Marco Sau, bomber cresciuto in casa e tornato alla base dopo essersi fatto le ossa in giro per l'Italia. I risultati però non premiano il tecnico che viene rimpiazzato da Ivo Pulga in collaborazione con Diego Lopez. Il Cagliari si rianima subito, ma una sequenza di sconfitte nella parte finale del girone d'andata fa precipitare la squadra negli ultimi posti della classifica. È soltanto un brutto periodo, che viene cancellato da un girone di ritorno strepitoso: 31 punti, che portano i rossoblù ad una salvezza tranquilla. Tutto sommato i problemi principali sono dati dalla situazione del campo di gioco. La Società riammoderna e rende fruibile lo stadio Is Arenas di Quartu, ma tutta una serie di complicazioni burocratiche costringe i rossoblù ad emigrare ancora una volta a Trieste. Essersi salvati in scioltezza dovendosi dibattere in una situazione come questa è una grandissima impresa che rimarrà nella storia del club.
Nel 2013-14 continua a tenere banco il problema stadio. Dal mese di novembre i rossoblù tornano al Sant'Elia, ma la capienza resta di 5.000 posti sino alla fine della stagione. Il Cagliari disputa un campionato tranquillo, rimane sempre ben sopra la linea di pericolo e si salva con tre giornate d'anticipo. Male negli scontri diretti, i rossoblù si rifanno a spese di formazioni accreditate come Fiorentina, Parma e Udinese; la stessa Inter è fermata due volte sul pareggio. A metà dell'annata, Ivo Pulga subentra in panchina a Diego Lopez.

Il gruppo dell'esaltante salvezza del 2007/2008 - Da sinistra in piedi: Jeda, Acquafresca, Parola, Biondini, Del Grosso, Matri, Mancosu, Capecchi, Storari, Larrivey, Lopez; in basso: Conti, Cotza, Foggia, Fini, Cossu, Magliocchetti, Bianco.
Nel giugno 2014 la Società passa nelle mani dell'imprenditore Tommaso Giulini.
La stagione 2015-16 è quella della pronta risalita in Serie A. I rossoblù lo fanno a vele spiegate, vincendo per la prima volta nella propria storia il torneo cadetto. Nel lungo duello testa a testa con la sorpresa Crotone, il Cagliari la spunta per una lunghezza, 83 punti contro 82, grazie alla vittoria sul campo della Pro Vercelli all’ultima giornata, propiziata da una splendida rovesciata di Marco Sau. La promozione non è mai in discussione. L’allenatore Massimo Rastelli può contare su una super squadra, forte e completa in ogni reparto, che vince 25 partite su 42 e segna 78 gol, miglior attacco del campionato. Tutte le punte vanno in doppia cifra, a parte Melchiorri, a lungo protagonista e stoppato negli ultimi due mesi di campionato da un grave infortunio. Un complesso solido anche dal punto di vista psicologico che reagisce ai colpi bassi della sorte, in modo particolare quando il capitano Daniele Dessena a novembre deve in pratica terminare la stagione per un brutto infortunio riportato nella trasferta di Brescia.
La squadra, rinforzata in estate con elementi di sicura caratura internazionale come il portoghese Bruno Alves e il cileno Isla, fa bene anche nel successivo campionato di Serie A. L’undicesimo posto finale è un buon risultato in una stagione nella quale i rossoblù si sono sempre tenuti al di sopra della zona pericolosa. Si mette in luce un purissimo talento, cagliaritano purosangue: Nicolò Barella viene indicato a suon di prestazioni convincenti come uno dei giovani più promettenti del calcio italiano.
La stagione 2017-18 è più travagliata: i rossoblù, guidati da Diego Lopez che ha sostituito Rastelli, acquisiscono la salvezza nelle ultime due giornate, con vittorie fondamentali sul campo della Fiorentina e in casa contro l'Atalanta. Comunque è un’annata storica perché il Cagliari inaugura un nuovo campo di gioco: la Sardegna Arena, un impianto costruito in 127 giorni, che sarà la casa dei rossoblù sino all’edificazione dello stadio definitivo nello spazio del Sant’Elia.
Nel 2018-19 si riparte dall’arrivo in panchina di Rolando Maran, tecnico esperto con più di 200 panchine in Serie A. I rossoblù si piazzano a centroclassifica, senza mai venire coinvolti nella bagarre per non retrocedere. Conferma per il bomber Leonardo Pavoletti (27 gol in due anni, formidabile nel gioco aereo), si distingue Alessio Cragno, uno dei migliori giovani portieri italiani. Pavoletti debutta in Nazionale contro il Liechtenstein e va subito in gol.
Il 2019-20, stagione del Centenario, vede il Cagliari partire forte. Senza Pavoletti, appiedato da un grave infortunio al ginocchio, ma sospinti dalla forza propulsiva di Radja Nainggolan, di ritorno dall'Inter, e dai gol di Joao Pedro, mai così convincente (18 reti a fine anno per il brasiliano), i rossoblù danno spettacolo, andando a vincere tra l'altro anche in campi difficili come Napoli e Bergamo. 13 risultati utili consecutivi proiettano il Cagliari nelle zone altissime della classifica. Una malaugurata e rocambolesca sconfitta casalinga contro la Lazio segna l'inizio dell'inversione di tendenza: Maran lascia il posto a Walter Zenga, che pilota la squadra al 14° posto finale. Una edizione del campionato di Serie A comunque anomala, sospesa per più di tre mesi causa l'esplosione della pandemia di Covid 19. Le ultime dodici partite si giocano in estate, il torneo chiude tra il 1° e il 2 agosto.
Il nuovo allenatore chiamato a guidare la squadra nell'estate 2020 è Eusebio Di Francesco. Il fiore all'occhiello della campagna acquisti è la leggenda uruguayana Diego Godìn, capitano della Celeste, che continua la grandissima tradizione dei giocatori "Orientales" in rossoblù. La squadra parte discretamente, ma in inverno vive una involuzione sia di gioco, scusabile con il grave infortunio capitato a Rog, che di risultati. Arriva in panchina Leonardo Semplici, che trascina la squadra ad una salvezza entusiasmante: 15 punti in 7 partite, con la vittoria esterna nello scontro diretto col Benevento, quella in casa sulla Roma e il pareggio colto a Napoli in extremis. Ma lo spartiacque è il rocambolesco 4-3 sul Parma alla Sardegna Arena, uno scontro diretto che il Cagliari fa suo rovesciando il risultato con due gol in pieno recupero firmati Pereiro e Cerri. La rimonta inizia da lì: i Rossoblù si ricompattano, prendono fiducia: il tasso tecnico della squadra fa il resto, in un campionato anomalo, giocato a porte chiuse a causa del Covid.
